Lo spettacolo, in questa realtà che cambia più veloce dei corpi che la abitano, nasce oggi come rito necessario.
Il titolo, “Chi sopravvive fai i saluti”, risuona in modo diverso rispetto a quando il progetto è iniziato: il tempo storico, che ha ospitato il divenire del lavoro, non permette più di separare ciò che accade fuori da ciò che ci attraversa, che lo si voglia o no.
“Sopravvivere” non è un distacco, ma un “vivere sopra”.
Oltre l’impoverimento dei legami, le restaurazioni culturali che pretendono uniformità, l’idea che un solo mondo sia possibile, la sopravvivenza diventa un gesto di resistenza silenziosa.